"Gli autunnali", Luca Ricci – Ossessioni…

È complesso per me parlare del libro di oggi senza citarne un altro che è stato all’origine della scelta che mi ha portato al leggere Luca Ricci. Da un lato, non lo nascondo, sono anche io “letterariaramente” nella stessa condizione del protagonista di questa storia, ovvero non mi innamoro completamente di un libro dai tempi di Ira Levin e di Hernietta Lacks, dall’altro lato, la storia di questo amore impossibile che travalica quasi un secolo è un qualcosa che mi fa tornare alla mente “Madrigale funebre” che è il racconto che mi rese per sempre caro Gustaw Herling. Ora, vai a capire il perché, scopro che questo argomento si rivela vincente anche se trattato in maniera diversa, in una storia della nostra contemporaneità, a quasi 20 anni di distanza. E non sta tanto nella questione della “coppia tradita da uno dei due” ma nell’ossessiva ricerca di uno status di amore che vinca sul passare del tempo. Quando ne abbiamo parlato nel [Dal libro che sto leggendo] ho fatto riferimento alla circolarità dell’ossessione ed è così che guardo a “Gli autunnali” ed è per questo che nonostante la distanza presa dal libro mi piace ancora molto.

La scoperta che il malessere che ci pervade, la perdita dell’amore, l’accettazione che sia un dato di fatto, la ricerca di come colmare un vuoto che ora ha un nome, il guardare alla possibilità di trovare una sostituta. Ma, attenzione, la “sostituzione” è solo riguardo l’amore nel caso di una coppia che si disgrega solo per uno dei due componenti, perché a nostra moglie guardiamo con rispetto e distanza perché ci sentiamo in difetto. Se nel caso di Herling, questo amore che travalica i secoli nasce dallo studio e dalla conoscenza approfondita dei lavori del Principe di Venosa, per Ricci e per il suo protagonista, ovvero lo scrittore, l’amore è un colpo di fulmine. Lei è lì, immortalata in una foto degli anni ruggenti parigini, circondata dall’aura di possibilità letteraria e figurativa di un nuovo mondo fatto di linguaggi e immagini innovative. È un attimo. L’ossessione prende forma da questo momento, nasce sporca e nascosta, ma non perché lo sia ma per la difficoltà di spiegare.

È da qui che inizia il circolo vizioso. Amore, dolore, vuoto, comprensione, rassegnazione, ricerca, conoscenza e di nuovo amore. A questo cerchio corrispondono sezioni precise che identificano il grado della nostra partecipazione ad ogni fase. L’amore non è solo amare, è la dichiarazione alla società che stiamo amando e, attenzione, non si fa con il matrimonio. Il primo atto di ufficializzazione è quello di farsi vedere in giro insieme almeno nella nostra cultura: tenersi per mano, abbracciarsi, toccarsi la spalla quando si attraversa la strada. E mentre Herling si ferma alla prima parte dell’ossessione, nel disvelamento della sua natura, Ricci va oltre con il suo personaggio esplorando a fondo il passaggio dal buio alla luce, dalla luce alla necessità del tatto, della consistenza fisica. In questa ricerca, il mondo delle emozioni ci si apre in una forma del tutto inconsueta e particolare diventando tangibile all’ignaro lettore che si ritrova di colpo a esplorare questi vuoti, necessità, desideri e sensazioni.

La questione alla fine si amplia diventando un’opportunità per guardarci in maniera più attenta. L’ossessione svela che l’amore non ha numeri – può essere quello del singolo o di molti -, che nel processo di sublimazione “l’idealizzazione” ci è nemica perché nel riferirci ad essa prendiamo le distanze dalla realtà e tutto ci sembra più grigio e meno rotondo di come dovrebbe essere. Quindi, in sostanza, la storia di Ricci non si chiude ma continua nelle ossessioni personali di ognuno di noi anche di natura diversa, apre un discorso, ci permette di vedere e di riflettere, di iniziare una personale revisione. La parte più pregevole di questo lavoro non si ferma solo a questo, ma si trova anche nella straordinaria leggerezza e naturalezza con cui queste vicende vengono inquadrate e narrate che, in una storia di introspezione sarebbe potuta risultare pesante, e nel suo saper dosare. Non è un tomo ma non è nemmeno un racconto, ma ha quello spazio giusto per immergersi, partecipare ed empatizzare con la storia e al contempo si interrompe proprio nel modo e al momento giusto per cui tu rimanga con lo stesso vuoto del protagonista. Potrai anche tu ricominciare da capo con un altro libro, ma le questioni qui aperte riaffioreranno in seguito naturalmente a testimonianza che anche tu appartieni a questa storia perché l’hai vissuta con il suo protagonista fino in fondo…

Non credo sia necessario aggiungere che questo libro mi sia piaciuto parecchio, che ho trovato consolazione in un qualcosa di raccontato in un modo raffinato e scorrevole, che ho amato quel vuoto che lascia la morte, sofferto di gelosia agli sguardi che anch’io pensavo indiscreti pur domandandomi se davvero fossi nella condizione di poterla provare e, infine, ho dovuto prendere atto che quel che credevo fosse per me, in realtà è sempre stato di altri. E se ti stai interrogando su queste ultime righe, allora anche tu hai bisogno di leggerlo.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Gli autunnali
Luca Ricci
La Nave di Teseo, Ed. 2018
Collana “Oceani”
Prezzo 17,00€

(LettureSconclusionate)

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