Del lettore, del suo innamoramento e della sua sanità mentale, Paola C. Sabatini #BlogNotesMaggio

Fonte: Pinterest

«Or ti piaccia gradir la sua venuta: 
libertà va cercando, ch’è sì cara, 
come sa che per lei vita rifiuta»
(Dante, Divina Commedia, Purgatorio, Canto Primo)
L’epigrafe potrebbe far pensare ad una dissertazione accademica sulla libertà, e invece no, perché non sarà questo il tema per due motivi: il primo è che “un ce la fo’”, il secondo è che è sabato pomeriggio, quindi, bisogna rilassarsi senza soffrire troppo. 
Diciamo che – un po’ per darmi un tono, un po’ per fare la snob -, cito Dante per introdurre un argomento che a me sta molto a cuore: la libertà di amare o di perdersi, leggendo.
Sì, perché se è vero che «ogni volta che un libro viene letto o riletto, qualcosa accade a quel libro», che «ogni lettura è una nuova esperienza» e soprattutto, che «non c’è libro che preesista all’esperienza della sua lettura, al punto tale che è l’avvenimento lettura a fabbricare il libro», come sosteneva uno dei più grandi lettori eruditi del ‘900, Jorge Luis Borges [1], è altrettanto vero che ognuna di queste nuove esperienze è potenzialmente l’inizio di una più o meno travolgente storia d’amore: prima tra libro e lettore, poi, in virtù di un’inevitabile proprietà transitiva, tra lettore e autore (vivo o morto che sia). 
Quando ci si innamora, il mondo diventa un luogo più bello e accogliente, ci sentiamo trasformati e il nostro sguardo sulla realtà circostante cambia.
Per fortuna però, in questo tipo di liaison, le regole le detta il lettore, e ciò che nella vita reale non è concesso, è possibile nel magico e libertario mondo delle nostre letture: la monogamia, la bigamia, la poligamia; l’infedeltà o la devozione; l’abbandono o il “per sempre”, l’amore romantico o intellettuale, la passione insensata e morbosa del tipo “cozza” o l’andirivieni dell’indecisione amorosa. 
Insomma, non esistono divieti né imposizioni ma solo libertà!
Il guaio è che tutta questa libertà, a volte, mette a rischio la sanità mentale del lettore/lettrice (più spesso di quest’ultima che, per lo più, non ama le mezze misure), fino a farlo/a diventare un/a fanatico/a della lettura, quando va bene; se invece va male, in base alle sue scelte di lettura, può diventare: 
a) schizofrenico/a (perché passa da un giallo a un classico, da un romanzo d’amore a un fantasy, da un libro di cucina thailandese a un saggio politico, da un manuale di meccanica di precisione a una raccolta di poesie);
b) bipolare (per cui si spaccia per un lettore impegnato quando è insieme ad amici e parenti, di quelli che mai e poi mai leggerebbero un bestseller ma poi, tra le quattro mura di casa, legge i libri di Liala di sua nonna);
c) ossessivo-compulsivo/a (per cui inizia dieci libri contemporaneamente ogni lunedì, puntando a finirli entro la domenica successiva);
d) masochista (s’impone di finire ogni santo libro che inizia a leggere, costi quel che costi, anche se è brutto, prolisso, scritto male e non gli piace);
e) ansiolitico (se non legge tutti i libri candidati al Premio Strega prima che venga assegnato si sente meno di zero);
e) bulimico/a (s’ingozza di letture per tre mesi di fila e poi per sei non tocca libro);
f) feticista (si porta dietro la copia del suo libro preferito ogni volta che va in viaggio o, peggio ancora, non consente a nessuno di leggere la sua copia de Il Signore degli anelli perché nessun tolkeniano lo permetterebbe mai);
g) voyeurista (legge libri “zozzi” di nascosto e conosce a memoria il kamasutra delle 150 sfumature di grigio, rosso e nero ma non lo ammetterebbe mai);
h) esibizionista (posiziona in bella vista nella libreria del suo salotto l’Ulisse di Joyce o Infinite Jest di D.F.Wallace senza averli mai letti né avere intenzione di farlo mai);
i) depresso (legge solo mattonazzi o classiconi e non si concede mai un Fabio Volo o una Elena Ferrante)
E voi, a quale categoria (rischiate) di appartenere? Personalmente mi colloco in quella dei masochisti visto che, nel corso del mio primo mezzo secolo di vita e con qualche centinaio di libri letti all’attivo, ho abbandonato solo tre libri (Jazz di Toni Morrison, Il mio nome è rosso di Pamuk e Vita e destino di Vassilij Grossman ma conto di riprenderli in mano e finirli prima della fine dei miei giorni), ed un quarto sta rischiando la stessa sorte (ancora non ho deciso ma Il passato di Alan Pauls). 
Ritengo che sia comunque una gran fortuna poter esercitare la libertà di leggere e di scegliere cosa leggere anche se, per dirla con Wallace (sì, perché io Infinite Jest l’ho letto per davvero, insieme alla Scrav che mi ospita), siamo tutti un po’ fanatici, i veri lettori anche più di altri. E allora, sono gli attaccamenti a diventare «una faccenda molto seria» e bisogna scegliere con cautela i propri attaccamenti. Ognuno scelga il suo tempio di fanatismo con grande cura perché quello che si vuol cantare come amore tragico è sicuramente «un attaccamento scelto male».
Buona domenica e buone letture. 
Paola C. Sabatini
[1] “Il fattore Borges” di Alan Pauls, Sur, pagine 73-76
Ecco il calendario con gli eventi passati e a venire per questa settimana per #blognotesmaggio:

Lunedì da Valentina La biblioteca di Babele
Mercoledì mattina Nereia Librangoloacuto
Mercoledì pomeriggio Simona LettureSconclusionate
Giovedì mattina da Erica La leggivendola
Giovedì pomeriggio da Daniela di Appunti di una lettrice
Venerdì alle 10:00 saremo da Angela Cannucciari
Venerdì alle 13:00 da Francesca Gli amabili libri
Venerdì alle 15:00 qui a LettureSconclusionate
Sabato mattina sul canale di Selvaggia
Sabato pomeriggio Paola Sabatini special guest qui a LettureSconclusionate
Domenica mattina da Barbara di Librinvaligia
Domenica pomeriggio da Giada di Dada who?

Vi invito a seguire sui social tutti i blog e i canali per rimanere aggiornati e in aggiunta vi segnalo anche il blog di #blognotes libri, il Tè tostato di Laura Ganzetti Maria Di Cuonzo, Andrea di Un antidoto contro la solitudine e Diana di Non riesco a saziarmi di libri

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