Dalla sòla ad adottare una parola. Cronaca del perché i libri brutti ci aiutano ad apprezzare la lingua italiana… #BlogNotesMaggio

Fonte: Mental Floss
La sòla a Roma è il paritetico del “bidone” per buona parte dell’Italia. Si dice “Mia hai dato la sòla l’altro giorno, non sei venuto”, leggi “mi hai dato buca all’appuntamento”, o si dice “Sei un sòla” e si intende che non sei un tipo affidabile o anche che “un libro è una sòla” per dire che è un pessimo lavoro. Ci abbiamo fatto anche dei lunghi pomeriggi a parlare di sòle. Il succo di quegli eventi era che, se da un lato dei libri non sono nelle nostre corde, e noi li reputiamo una fregatura e magari per altri sono capolavori, oppure sono davvero delle sòle universalmente riconosciute, in generale le sòle sono quelle di cui si parla di più e di cui si legge di più e a volte sono veri best seller di cassa in libreria (Ci sono un sacco di sòle in queste frasi ne sono cosciente!). Nella mia esperienza di blogger, quando aprii questo spazio, come dicevo nel post di venerdì scorso su Giallini, cliccai per frustrazione e noia, ma una cosa l’avevo ben chiara: se di libri si doveva parlare qui, si sarebbe scritto sia di quelli belli che di quelli brutti e il motivo è presto detto. All’epoca di Blog che parlassero di libri brutti ce n’erano pochi ed erano molto piccoli, quindi trovarli era un’impresa. ALT: per tutti i blogger che non parlano delle fregature che hanno preso c’è un inciso, e prima di dire qualsiasi cosa o sbuffare continuate a leggere. Il problema all’epoca non era “selezionare di quello di cui si parlava” ma presentare tutto, indipendentemente che fosse bello o brutto, come un capolavoro. Da lettrice di blog, le fregature che ho preso non si contano nemmeno e, no, qui non sono citate perché molto antecedenti alla nascita di questo spazio.

Sebbene si possa pensare che qui di sòle ce ne siano tante, perché io ne parlo, non è così e un motivo c’è: trovo educativo e divertente leggere sòle ma non è un mio diletto buttare i soldi dalla finestra per “educarmi a leggere meglio”. La sòla ha questo di buono, dopo aver letto una sequela di libri che abbiano un’attenzione quasi maniacale alla struttura e alla lingua, alle frasi dette e stradette o a luoghi comuni, il libro-fregatura ti permette di esercitare il tuo italiano divertendoti. 
“Si buttò nel divano” cos’è ha sventrato un divano e ci è entrato dentro?    
“[…] Inserì l’anello nella teiera tremante […]” e non era Alice nel paese delle meraviglie, e nella realtà le teiere tremano solo se c’è il terremoto!
“Scese nello scantinato buio a cercare l’angolo più buio” si commenta da solo e via dicendo.
Se in questo momento state pensando che a riconoscere queste “anomalie” sia solo una che se ne intenda per mestiere, la risposta è no, per mestiere, intendo quello che mi paga le bollette, io non mi occupo di letteratura ma di soldi. 

Ma c’è differenza nel leggere:

Ti sento sempre più vicina a me, la tua presenza non mi lascia mai. In te ho trovato la misura per tutte le donne, anzi per tutti gli esseri umani: attraverso il tuo amore, la misura per la sorte di ognuno.


Dal leggere questa dichiarazione di amore (chiamiamola così ma io ad una cosa del genere avrei sparato un ceffone e me ne sarei andata!) di Mitchell alla sua Esme:

«Mitchell, sei sicuro?»

«Sì, sono sicuro. Avevo delle lacune che mi facevano male, Esme. Tu le colmi. Tu colmi tutte le mie lacune.»


Se il pensiero successivo di chi sta leggendo è “Eh, ma lei legge tanti libri quindi ha più possibilità di trovare errori” ecco anche questo non è vero. Ci si può educare a leggere meglio e aggiungo una cosa in più, statisticamente – dopo 300 e passa recensioni penso di potermi permettere di tirare fuori una statistica – leggendo un libro ben fatto si scrive e si parla meglio. La differenza fra le due tipologie di letture è che nella prima è inconsapevole, ovvero l’educazione al bel linguaggio è indotta dalla lettura, nel secondo caso è che tra una risata e l’altra eserciti l’occhio a guardare attivamente a quel che si sta leggendo. Ogni 10 libri buoni una sòla serve sempre un po’ per esercitarsi e un po’ per distrarsi ridendo: di solito hanno caratteristiche comuni, trame tutte uguali e che a pagina trenta sai già come vanno a finire, frasi fintamente epiche, svarioni in azioni o situazioni, grandi errori grammaticali. Esercitarsi a trovarli e a capire perché quel libro è una sola ci rende lettori migliori e consapevoli. Ci si può aiutare anche con dei libri: “L’importo della ferita e altre storie” di Pippo Russo o “Di grammatica non si muore” e “Peste e corna” di Massimo Roscia. Pippo Russo ci svela i limiti dei grandi autori amati e odiati dalla letteratura partendo da Faletti fino anche a gente come Scurati e Piperno evidenziando i limiti dei libri più conosciuti e chiacchierati. Roscia invece ha un rapporto divertente con la grammatica e le parole, nonché i modi di dire. Imparare le regole di una grammatica, come quella italiana, complessa e articolata, a volte può essere noioso ma con Roscia o Russo è, vi giuro, davvero difficile rimanere seri.

Perché fare questo percorso per diventare potenziali, perdonate il termine, “lettori cacacazzi”? E non fa figo esserlo, ve lo dico già, avrete al massimo il tipo di turno che vi commenta sulla bacheca quando dimenticate una virgola o sbagliate una frase giusto per farvi sembrare dei cretini al mondo. 
Intanto serve a riderci su, il personaggio di Faletti che valuta “l’importo della ferita” dopo essere stato colpito, fa davvero abbastanza ridere e poi per non perdere l’uso delle parole. Questo è il secondo motivo per il quale mi sono messa a scrivere recensioni. Lavoro in un mondo che parla per codici e se scrivo “all’uopo allego documentazione” passano mezza giornata a riderci su o se dici “dissento” di guardano come fossi una snob. Io amo le parole dal sapore antico perchè molto spesso hanno significati che noi oggi ci arrabattiamo a spiegare con milioni di parole che non compensano.
A tal proposito è ancora vivo un progetto, che può essere perfettamente inserito nell’HT di questa settimana che è #LinguaIdentità e si chiama: Beatrice La Dante, ma in origine si chiamava “adotta una parola”  . Al di là dell’adottare un termine per un anno, che significa tenerlo in vita e inserirlo alla bisogna nelle cose che si dicono, permette di scoprire un sacco di termini di cui si è perso l’uso o che proprio non si conoscono.

E siamo, attraverso tortuosi discorsi, alla fine della maratona di #BlogNotesMaggio e un po’ mi dispiace perché ho letto un sacco di bei post delle persone che hanno preso parte a questo gruppo che ruota attorno ad un calendario settimanale. È stato un onore condividere con le vecchie e le nuove leve questo Maggio e mi auguro che le seguiate ancora perché tutte, nei loro blog e canali che seguono percorsi diversi e a volte simili, hanno la facoltà di donare alla passione per la lettura mille sfumature diverse e bellissime.
Ringrazio il MaggioDeiLibri per averci supportate e Laura Ganzetti di #BlogNotes Libri per averci incluse nel suo progetto.
Vi rimetto il calendario aggiornato, visto che è cambiata qualche data di pubblicazione, e vi ricordo che il nostro Maggio dei libri finisce stasera!


lunedi Valentina La Biblioteca di Babele

mercoledì pomeriggio Angela, Giovanni e io qui a Letture Sconclusionate

venerdì mattina Angela Cannucciari
domenica mattina con con me qui Letture Sconclusionate
domenica pomeriggio Giada su Dada Who
Vi invito a seguire sui social tutti i blog e i canali per rimanere aggiornati e in aggiunta vi segnalo anche il blog di #blognotes libri, il Tè tostato di Laura Ganzetti, Daniela di Appunti di una lettriceNereia di LibrAngolo Acuto, Maria Di Cuonzo, Andrea di Un antidoto contro la solitudine e Diana di Non riesco a saziarmi di libri e Paola Sabatini e Barbara Porretta di Librinvaligia
Buone letture,
Simona Scravaglieri

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