“L’amore all’inizio”, Judith Hermann – La voce a volte è tutto…

Diciamocelo: questo libro io l’ho finito nel corrispettivo di tempo di un pomeriggio. Quello che mi ha rapita è il modo in cui è scritto, quello che mi ha affascinato è il crescendo della storia dosato alla perfezione e quello che mi rimarrà è il coro di coloro che guardano da fuori a questa vicenda quasi fossero degli spettatori con diritto di parola. Quando penserete al libro di oggi dovete aver presente progetti come quelli in foto dove la luce è l’unica decorazione perché la realtà è talmente piena di particolari da non aver bisogno di orpelli e dove ogni cosa sembra stare al suo posto ma, è evidentemente spostata dalla posizione che dovrebbe occupare. Quella di oggi è la storia di un crescendo che si realizza nel profondo declino di due anime che hanno in comune l’ossessione: da un lato c’è chi la coltiva e diventa uno stalker, a volte consapevole, dall’altra chi la subisce e che perde le parole per descriverla. In mezzo c’è questo coro di assenti fisicamente, all’atto pratico, ma che hanno sicuramente tutti un punto di vista, riguardo alla situazione e alle azioni da intraprendere completamente diverso fra loro. 

Lei è Stella e aveva paura di volare e lui è Jason che l’ha aiutata, non conoscendola, e poi l’ha anche sposata. Dal loro matrimonio è nata Ava che però il padre non lo vede così spesso come vorrebbe. Lui lavora lontano e torna solo ogni tanto perché lavora ad un progetto ubicato lontano dal quartiere residenziale in cui i suoi genitori hanno deciso temporaneamente di stabilirsi. Quello, il quartiere, è un affare strano: tutta un’intera strada costeggiata, da entrambi lati, da villette tutte potenzialmente uguali ma tutte diverse grazie alla personalizzazione del proprietario. C’è la studentessa che affitta le stanze, il meccanico e finanche la famiglia cinese. Stella sostiene che il quartiere dove abita è un quartiere strano perché nonostante si sappia dell’esistenza degli altri alla fin fine non si conosce nessuno, ma il giorno che riceve una citofonata strana sa perfettamente che Mr Pfister non può essere di una delle case vicine, ma viene da un po’ più lontano. Stella però, sebbene sola, ha una sequela di persone che popolano sua vita: c’è la vecchia coinquilina con cui si scrive ogni giorno, c’è Paloma, il suo capo, sempre pronta ad ascoltare, Esther, scostante e capricciosa, anziana che assiste e che è sempre sola un po’ come Walter affetto da una malattia che lo porterà presto alla demenza, anche se è ancora giovane, mentre Judith non parla più, nemmeno a Dermot, il marito che la ama sopra ogni cosa, probabilmente perché sente l’odore della morte dietro l’angolo. 

E’ complesso raccontare una storia così bella quando te ne sei innamorata dalla prima pagina. Ma la voce narrante è talmente scostante rispetto alla storia, è una voce contemporanea, rude e a tratti asettica da sembrare l’unica forma possibile di narrazione tanto è ben inserita in un contesto che richiede questo suo stonare con l’insieme. Questo a sottolineare una storia antipatica, una di quelle che come dice Paco Ignatio Taibo II sono un po’ restie a lasciarsi rappresentare e si svelano pian piano, tirandole fuori a chi le racconta, con le pinze. E questa necessità di sapere che ti spinge a seguire pagina per pagina lo svilupparsi della vicenda,  e che ti rende necessaria tutta la storia. E’ una voce che ha i volti di tutti quelli che vivono, da fuori, la storia che mano a mano si svela: è diretta e senza mezzi termini come Esther ma a volte in silente in attesa degli eventi come Walter, un po’ dimessa come Julia e raramente gentile come Dermont. A tratti sembra distratta come l’ex coinquilina di Julia e sicuramente risente dell’influenza di Jason che da lontano guarda con preoccupazione a sua moglie. 

È in queste milioni di sfumature che ti devi concentrare per non perdere il punto, ovvero la nascita dello stalker, è qui che devi distaccarti dai possibili significati che Stella da alla vicenda che vive da quella maledetta mattina. Devi fare attenzione al ritmo in crescendo che segue la crescita dell’ossessione ma anche al senso di abbandono che la protagonista vive, la sua impotenza e la sua paura, che sono palpabili quasi tridimensionali nella loro rappresentazione. Solo allora questa storia diverrà più di una semplice storia ma esperienza vera e diretta che, seppur piacevolissima lettura, ti ha raccontato di cose terribili.
Libro davvero magnifico, gestito con un’eleganza e una maestria che pochi riuscirebbero a dimostrare in lavori similari. L’attenzione alla deriva, alla solitudine sono solo alcuni dei particolari di un grande quadro, rotto da un’anomalia, sviluppato minuziosamente che lo rendono non solo un lavoro contemporaneo fuori dal comune ma anche donano al tutto un’eleganza e una raffinatezza nella rappresentazione che pochi immaginerebbero di trovare in storie del genere.

Primo L’Orma Edizioni e a questo punto non credo resterà l’unico (come se non seguissi già abbastanza editori!). Consigliatissimo!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

L’amore all’inizio
Judith Hermann
L’orma edizioni, Ed. 2018
Traduzione a cura di T. Ciuffoletti
Collana “Kreuzville”
Prezzo 16,00€

Fonte: LettureSconclusionate

2 thoughts on ““L’amore all’inizio”, Judith Hermann – La voce a volte è tutto…

  1. Io che sono una fan convinta dei tipi de L'Orma non posso che approvare a scatola chiusa. E se pure non avessi mai letto nulla edito da questa attenta casa editrice romana, dopo un post così accorato, avrei ugualmente aggiunto il libro nella mia stratosferica wishlist.

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