“La Dora dei miei sogni”, Massimo Torre – Una delizia…

Non credo sia possibile dire quante volte Mauro Sardonico abbia invocato il nome di Dora in questa vicenda. Ma una cosa è certa: Massimo Torre, che è l’autore del libro di cui parliamo oggi, la magia l’ha fatta un’altra volta. Ha creato una deliziosa ed elegante commedia, inserendola in una tragedia, circondandola di tutta quella ironia partenopea necessaria per raccontare un giallo fuori dal comune che reggesse dalla prima all’ultima pagina. La “delizia” nasce da questo continuo passaggio fra realtà e sogno, fra l’incastro di situazioni surreali che suggeriscono la realtà e di quelle che in realtà sembrano quasi dei sogni. Non sai mai dove sei, ma sai che non sei da solo e devi solo capire quale sia la natura di ciò che ti fa compagnia. L’esperimento riesce grazie all’ironia, che pervade in ogni dove, e al sapiente utilizzo degli spazi nella rappresentazione scenica descritta dall’autore. 
Mettiamo un po’ di ordine.

C’è un assicuratore che si chiama Mauro Sardonico. In passato ha fatto anche l’attore ma, oppresso da dicerie e maldicenze messe in giro da qualche -mi si passi il termine perché ci sta- “scostumato”, Mauro ha dovuto lasciare tutto per trasferirsi e non esser più oggetto di sguardi malevoli. È tornato da un po’ ed è molto apprezzato dalla società per cui lavora. Lo è di più da qualche tempo, ovvero da quando si è inventato un’insolita polizza sulla vita. È vero, all’inizio l’Algido, il suo capo, non è che l’avesse capita così bene, anzi pure più su di lui erano un po’ perplessi. Va bene, è vero, erano perplessi pure i possibili assicurati, ma poi Monica Pellizzaro, una cliente e anche una amica, aveva deciso che sì, valeva la pena sottoscriverla. Dopo di lei erano venuti molti altri e gli introiti della società avevano fatto sorridere molti lassù al vertice. Ma non è questo il punto.Il punto è che un bel giorno Monica viene ammazzata. Eh, signora mia, son cose che succedono! Ma se i morti diventano due assicurati, poi quattro e via dicendo… la casualità comincia un po’ a stare stretta e se poi gli indizi trovati sulle scene del crimine sembrano tutti ricondurre all’assicuratore, ecco che i problemi si fanno seri.Ma Mauro non se ne fa cruccio, forse perché non se ne accorge proprio, anzi lo sa ma gli importa poco, perché lui si è innamorato alla cassa del supermercato con il commento di una nonnetta infame e impicciona che si infila ovunque nei suoi sogni, per disturbare i suoi incontri con Dora, la sua adorata Dora!E poi non vi racconto altro che ve lo dovete leggere da soli! 

Quello che ho apprezzato in precedenza della scrittura di Massimo Torre qui, a quanto pare, trova la sua massima espressione. E’ un autore in grado di gestire un numero elevato di personaggi senza perderne nemmeno uno. Ognuno fa parte del quadro generale e ognuno è visibile. Torre, infatti, immagina e descrive la scena come un vero regista inquadrandola in spazi che visualizza e fa visualizzare con quinte scenografiche di palazzi oppure oniriche con la nebbia oppure costituite di persone. Questo non solo gli permette di dar risalto all’azione ma anche a chi compare in scena in quel momento. Ma la situazione diventa ancora più interessante se questo gioco di inquadrature si svolge su due piani ovvero uno reale e uno sognato. Come un perfetto puparo, nel momento un cui è in scena, prende e riprende le sue creazioni usandole e rimettendole al loro esatto posto così da avere tutto sotto controllo.
C’è una storia complessa e sarebbe stato facile svolgerla quasi tutta in mondi bui, dopotutto è un giallo ma, come fece per Pulcinella, Massimo si avvale della piazza dove va in scena la vicenda per arricchirla di ulteriori particolari. Con lui la storia privata non esiste, perché nei luoghi di cui parla una vita è sempre affare della comunità. Così Sardonico lo conoscono tutti, magari non se lo ricordano nel suo passato chiacchierato, ma oggi sanno tutto. E in un mondo dove tutti sanno è difficile riuscire a gestire un mistero. La scoperta di questo o quel morto passa di bocca in bocca, sembra quasi di sentire i commenti al bar con il giornale del paese. 

A questo si aggiunge una corposa costruzione di fantasia, che per quanto mi riguarda, trova il suo apice nel carcere trasparente che solo per come è costruito, meriterebbe un libro a parte; sarebbe un libro distopico che probabilmente porterebbe ad una nuova concezione dell’impatto e del valore, nonché dell’idea che fa da deterrente, della pena detentiva. In ogni particolare vero, ovvero corrispondente alla realtà, o inventato (sogno), Mauro Sardonico, con la spintarella di Dora e con qualche intuizione o grazie all’avvocatessa, alla fine trova una ragione e un motivo d’essere, e vi assicuro che Torre da solo non si è reso la vita facile! Sardonico è un uomo è profondamente umano e normale. E’ l’uomo della porta accanto, quello che tutte le mattine esce vestito di tutto punto per andare in ufficio. E’ anche un bel tipo, ma lui sogna altro e in quello si perde non desiderando nessuna di quelle che invece vorrebbero essere considerate. Fino a quella notte, in sogno, alla cassa. Dora per contro, sembra un po’ la donna idealizzata. E’ pratica, è scevra da quella che per molti uomini è la connaturata e molto femminile propensione alla facile arrabbiatura; lei vede, riferisce e spinge e nel caso si arrabbia per stimolare il suo amato a risolvere una situazione che gli sta sfuggendo di mano. 

Il giallo c’è e dubito che qualcuno arriverà a risolverlo prima dell’ultima pagina scoprendo chi è l’assassino ma, tranquilli, vi divertirete così tanto stando dietro a quest’uomo, a cui ne capitano una dietro l’altra, che arriverete alla fine senza aver avuto bisogno di cercare indizi, che in parte sono in bella vista… ma voi eravate impegnati a ridere e non ve ne siete accorti.
Un libro davvero godibilissimo, con un pizzico di follia, che sarebbe un peccato perdere.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

La Dora dei miei sogni
Massimo Torre
Giulio Perrone Editore, ed 2018
Collana “Hinc”
Prezzo 16,00€

Fonte: LettureSconclusionate
Fonte: LettureSconclusionate

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