"Lo scemo di guerra e l’eroe di cartone", Alberto Maria Tricoli – La guerra degli ultimi…

Comune di Sant’Alfio
Fonte: Tipycal Sicily
Io lo so che quando rileggo le recensioni finisce sempre male, non sono arrivata nemmeno alla seconda riga, ho dato due volte il tasto a capo e ricomincio da zero. Succede. Perché in questo caso devo fare una premessa: in fondo al libro di oggi, troverete una puntuale descrizione della metafora su cui è costruito questo viaggio duplice, ma io ammetto, seppur d’accordo sul momento, io però l’ho vissuto al buio e in tutt’altro modo ed è così che scelgo di raccontarvelo.
Il libro di oggi è un puntualissimo ritratto di un’epoca, di cui tutti oggi paventano il ritorno senza nemmeno conoscerla bene, che fa da sfondo ad un modo fantastico ma con tutte le caratteristiche della realtà che narra di una comunità, quella siciliana, prima ancora di quella del Sud Italia. In questo palcoscenico ideale, ambientato in un paese di fantasia e in particolare nella sua piazza, muovono i passi e partono tutte le storie di cui sentirete narrare in queste pagine e che sanno perfettamente che tutto quello che ha inizio in un luogo, nello stesso posto, troverà la sua naturale fine.
C’è una piazza, abbiamo detto, è tutta nuova e ben fatta ma manca la statua della Madonna. Questo non dovrebbe essere un problema, ma per un mondo in cui superstizione e religione spesso si fondono, questo è invece importantissimo; è come se il paese non avesse più protezione e, nei tempi di cui si narra, la protezione divina fa la differenza. Le voci che tu sentirai in questo libro viaggiano fra stradine piccole, si rincorrono una con l’altra come le folate di vento e cercano una via d’uscita più ampia in cui disperdersi come i campi che circondano Vazzaria. Da qui partiranno Liberto e Calogero uno per onor di patria e l’altro per onor di amicizia. Si conoscono sin da ragazzini e come un padre Calogero parte con la voglia di proteggere l’amico, mentre quest’ultimo, seppur rassicurato dalla sua presenza, è focalizzato verso obiettivi diversi: la patria, l’onore e l’amore. Insieme sono al fronte in Africa e insieme cercano di sopravvivere in attesa dell’arrivo dei nazisti a supporto e aiuto. Parallelamente c’è anche un viaggio di ritorno, verso Vazzaria che si svolge anche in tempi diversi che vede Niria e un nugolo di uomini che cercano un luogo sicuro in cui rifugiarsi cercando di sfuggire ai nazisti e contemporaneamente al fuoco alleato.
Sono due storie che vanno in direzioni diverse e contrarie, ma sono storie “umane” in cui natura e uomo sono dalla stessa parte in un estremo atto di conservazione contro gli invasori alleati o no. Dolore, solitudine, mistero, paura, ironia, stupore, divertimento sono tutte emozioni che vivrete in queste pagine e che, come le storie di cui sopra, si presentano contrapposte e comunque verosimili, pagina dopo pagina, rendendo i protagonisti, eroi di carta oppure no, reali, tangibili e soprattutto umani. Non c’è giustizia nella guerra, da nessuno dei due lati della barricata, non c’è onore nell’uccidere qualcun altro, non c’è speranza in ideali di carta. Ma in un mondo come quello della guerra, l’onore, la giustizia e la speranza viene data dai singoli che, al netto delle fazioni o delle casualità, fanno la differenza nel piccolo momento in cui hanno l’opportunità di essere eroi. Azioni che non conosceremo, di cui non sapremo nulla perché rimaste nei campi di battaglia e cancellate dai morti o dallo straziante rientro dei feriti o dei prigionieri.
Quali sono quindi i fattori di forza in una storia dalle tinte così contorte e complesse? Che sono storie semplici, leggere, nel loro trattare temi forti; le pagine scorrono senza soluzione di continuità e i paradossi allentano le tensioni eccessive o lo fanno le battute dei personaggi qui e lì, forti di quella ironia tutta siciliana e di paese che sa rendere anche la situazione più al limite in fondo sopportabile o almeno gestibile perché sempre, che la Madonna ci sia o no in piazza, la provvidenza c’è. E anche per quelli che lasceremo la provvidenza ci sarà, perché ricordiamoci che è sempre una questione di punti di vista, come avviene anche all’osteria di paese in cui le storie si raccontano e cambiano morale a seconda della fede politica di chi le racconta. Un’altro fattore di forza è che ci ricorda che, indipendentemente dal colore delle camice, la guerra non la fanno quelli che stanno in alto, quelli che la storia relega al ruolo di famosi e che ricorda agli alunni a fine anno. Questa è una storia fatta di piccoli atti eroici e proprio per questo, nonostante quelli che lasceremo indietro, alla fine ci lascerà un buon sapore in bocca.
A questo, oltre la ricostruzione storica così precisa, si aggiungono momenti di ironia in cui il carattere cervantesco pervade ogni storia, anche quella che gli assomiglia di meno. Facendo perno su quelle verità che poco si raccontano, sugli uomini del sud, poveri, sui quali l’Italia ha contato per mandarli in prima linea, poco formati ed equipaggiati, affamati e insicuri, armati solo di armi della prima guerra mondiale e di pessime frasi d’incitamento, Tricoli amplifica quello che fu l’onore che li distinse agli occhi degli inglesi. In questo spazio c’è un saggio recensito che racconta dello stesso onore in frangenti diversi ed è quello di Andrea Santangelo “Operazione Compass. La Caporetto del deserto” (Salerno Editore) ed è straordinario ritrovare le descrizioni di uno storico che diventano quasi reali tra le righe di un romanzo scritto in altri tempi. Uomini che in fondo erano gli ultimi e mai trattati come eroi che fino all’ultimo fiato combattevano per una patria che li aveva affamati e lasciati soli.
E nel crescendo che dall’inizio si comincia a gonfiare, l’apice arriva poco prima della fine. Perché prima? Semplicemente perché, in fondo a questa storia non importa raccontarvi di guerra ma degli uomini, dei loro viaggi e delle loro solitudini. Vuole parlarvi del momento in cui anche un gesto come assicurarsi che l’accendino ci sia, può essere un modo per dirsi che va tutto bene e che a casa si tornerà presto. Ci sono viaggi che nascono per piacere e altri che ci sono imposti, ma l’avere ben chiaro dove si vuole tornare è sempre un buon modo per rimanere vivi, fisicamente o oppure no, non importa.
Un libro dannatamente bello quanto complicato da raccontare senza fare spoiler ma sicuramente da leggere. E regge le distanze bene perché nel rutilante mondo del “IL maggio dei libri” me lo sono portato in ogni dove nella speranza di avere cinque minuti per finirlo. Inutile dire che li ho avuti molto dopo ma, in fondo, è meglio così non me lo sarei gustato così bene.
Buone letture,
Simona Scravaglieri
Lo scemo di guerra e l’eroe di cartone
Alberto Maria Tricoli
Edizioni Spartaco, ed. 2018
Collana “Dissensi”
Prezzo 10,00€
Fonte: Letture Sconclusionate

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