“Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo”, Stefania Prandi – I gironi dell’inferno dello sfruttamento femminile per una fragola…

Caporalato Stefania Prandi Oro Rosso

Avevo terminato questa recensione dicendo “La cosa che un po’ mi spiace è che questo libro, interessante e ben scritto, dubito che a parte me, per interessi pregressi personali, e gli operatori del settore verrà letto da molti altri, nonostante sia fatto per essere un saggio divulgativo. E’ scorrevole e facile da seguire nel suo percorso di indagine, anche se lo ammetto, a me ha lasciato il magone.”
Avrei preferito doverla ritoccare per l’inchiesta di FanPage o l’articolo interessante di Terrelibere.org che vi inserisco in fondo invece che per tutte le notizie degli ultimi giorni. Forse, Stefania Prandi, a questo punto, una speranza ce l’ha. Il libro di oggi parla di numeri e lavoratori sfruttati, attraversa l’asse Spagna, Italia, Marocco seguendo una via nuova quella della produzione agricola, portando coraggiosamente alla luce non solo le condizioni dei braccianti provenienti dai flussi migratori ma soffermandosi sulla particolare condizione femminile che è l’ultimo gradino di una scala pericolosa di disumanità.

Si parte dalla Spagna andalusa, dal regno delle fragole e dei frutti di bosco mettendo in correlazione i dati di un’industria fiorente come quella della frutta con quelli dei flussi migratori controllati, provenienti dal Marocco e da altri paesi proprio per la raccolta della frutta. A parlare sono donne terrorizzate e reticenti che hanno due grandi motivazioni per non farlo: sono donne provenienti da pesi dove lo stupro è sinonimo di donna lasciva (figuriamoci un figlio senza padre) e dal fatto che, se riconosciute, non verranno più chiamate a lavorare e non potranno così mantenere le loro famiglie.
Si passa per la Sicilia e la Puglia dove il caporalato è la componente meno in vista. Non che non ci sia, ci spiega la Prandi, ma tutto il comparto si è dovuto riorganizzare a seguito di un’inchiesta seguita al caso di una bracciante italiana, sfruttata e portata ad una lenta morte correlata al livello di sfruttamento che subiva. Si chiamava Paola Clemente e dopo il giudizio del Giugno del 2017 sono state riscritte le regole di ingaggio e di contratto in maniera profondamente diversa aggiungendo la minaccia, solo minaccia pare, dei continui controlli ; le aziende, come di dicevo, si sono dovute riorganizzare (fatta la legge trovato l’inganno si dice non a caso) per potersi garantire la sopravvivenza in un comparto che vive di produzione con i prezzi continuamente al ribasso (qui il corto a lei dedicato).
Si termina il viaggio in Marocco dove la situazione è identica se non peggiore rispetto alle altre realtà presentate. Qui la religione musulmana non è una qualcosa che viene da fuori eppure le donne subiscono tutti i trattamenti che hanno altrove con l’aggravante che la paura di parlare e di non potersi mantenere diventa ancora peggiore in una società che condanna chi non è allineato alle leggi sacre e in un mondo in cui gli uomini sono difficilmente visti come colpevoli. Anche qui esiste lo sfruttamento dei flussi migratori, anche qui la produzione della frutta per i paesi del nord europa significa massimo produzione al minimo prezzo, ottenuta sulle spalle degli ultimi.

Buona parte delle donne che qui sono intervistate hanno detto no ai loro aguzzini e lo hanno fatto a discapito della loro stessa sopravvivenza. Dire no, ad un uomo che ti vuole sfruttare prima nei campi e poi a letto significa subire giornate di punizione in cui non puoi lavorare e quindi non vieni pagata, il licenziamento e la diceria fra padroni che non sei una buona lavoratrice, il fatto di non essere richiamata o di essere malmenata. A tutto questo si aggiunge la profonda solitudine di non poter dire che si subisce e di non poter avere alcun tipo di aiuto e si traduce in un grande inferno dove la donna è preferita agli uomini nei campi, ufficialmente perché più agile e più delicata con la merce che maneggia, ma in realtà solo perché la si paga meno degli uomini. In più una donna può essere sottomessa a forza di urla e maltrattamenti, lavora come un uomo ma si lamenta di meno ed è un’ottima compagnia da avere nel letto con il ricatto.
Le donne che parlano con la Prandi appartengo a flussi migratori diversi fra loro, dall’Africa al Marocco e la Turchia, dalla Romania a tutti quei paesi in cui la sopravvivenza è come vincere alla lotteria. Non hanno molte scelte le ragazze e le madri che si mettono in viaggio per garantire e garantirsi qualche mese  di pace in casa. Sanno perfettamente quando partono quello che le aspetta, anche se hanno un livello di scolarizzazione basso o anche nullo. Quello che non conoscono sono i diritti che avrebbero nei contesti in cui arrivano, almeno in Spagna e in Italia, ma hanno la certezza che dimostrare quello che subiscono al momento in cui lo subiscono è impossibile ma necessario per ottenere giustizia e che quindi, questa strada non è percorribile.

Ti lascia davvero il magone leggere di queste storie, perché queste donne vivono in condizioni disperate, esposte in continuazione a diserbanti e pesticidi, fatte dormire in luoghi fetidi e trattate peggio degli animali e pare che a questa dannazione non ci sia mai fine. Ogni girone di questo inferno è corredato puntualmente di numeri, supportato da studi e ricerche che sono puntualmente citati ma che non rendono lo scorrere della pagine più lento e complesso. Questo perché, strano a dirsi, qui di complesso non c’è proprio nulla. È tutto molto semplice: donna, lavoro sottopagato e sesso gratis. Non c’è umanità in questa spirale, ci sono mogli che voltano la testa, donne che appartengono allo stesso inferno che, per non essere messe nella condizione di dover accettare delle avances non richieste, ti immolano al posto loro, ci sono soldi restituiti al datore di lavoro su una busta paga di facciata per accordi firmati prima di ottenere il lavoro.
In tutta questa semplicità il magone non ti viene come donna ma come essere umano.
Ed è forse in postfazione che la Prandi rovina un po’ questo perfetto reportage, spiegando che ha deciso di scrivere a seguito del caso Weinstein e del movimento #MeToo che ha avuto poca solidarietà dalle donne e in generale. Ecco mettere in correlazione Asia Argento e queste donne ha una piccola falla: Asia Argento è una donna istruita che avrebbe perso la carriera di attrice, ma avrebbe comunque potuto lavorare altrove, queste donne molto spesso non possono nemmeno firmarsi, perché non hanno istruzione, e se perdono il lavoro non mangiano mettendo a rischio la propria sopravvivenza eppure, come molte di loro le raccontano, hanno detto no, sapendo che cosa avrebbe comportato. È qui che il paragone stride, quando vieni malmenata e stuprata sotto un albero da un padrone, o dentro una stanzetta di un edificio fatiscente da un caporale, quando sai che quell’estate potresti essere costretta a subire più di un aborto per non far sapere che cosa ti è successo.

A parte questo difetto un lavoro davvero complesso e interessante che dovrebbe essere conosciuto non solo da coloro che cercando il riscatto femminile ma anche dagli uomini, perché quello che queste donne ci insegnano è che molto semplice spiegare la loro condizione con una economia globale che richiede in continuazione produzioni a basso costo per soddisfare una spirale economica che vede un impoverimento generale molto più complesso. Non basta una legge contro lo sfruttamento o contro la convinzione che una lavoratrice è una tua proprietà su  quale hai diritti che in una società civile si pensano cancellati da secoli, ma serve una complessa macchina che ripensi alle regole economiche in generale che metta in correlazione l’andamento del mercato con tutti gli impatti che si riversano sulla filiera. Serve una legge più snella che permetta la raccolta delle denunce e faciliti le indagini ma che al contempo impedisca a chi solo vuole farne un’opportunità di facili guadagni la possibilità di screditare tutte le denunce veritiere. Perché ancora oggi è così. Servirebbe anche che le battaglie che nascono su giusti sentimenti di iniquità e sopraffazione non dimenticassero le loro origini e i motivi per cui nascono evitando contrasti, atteggiamenti e guerre che non garantiscono la buona luce sotto cui sono nate. Bisognerebbe rimanere umani, come diceva un Arrigoni, e capire che la forza del cambiamento arriva dalla compattezza e non dalla divisione a semplice scopo di visibilità personale.
Davvero un bel reportage che bisognerebbe avere in casa e continuare a sfogliare di tanto in tanto, per non dimenticare, anche al supermercato…

Per approfondimenti vi invito a leggere:
Un articolo del Blog di TerreLibere. org grazie al quale sono venuta a conoscenza della pubblicazione
Il video di FanPage sui retroscena del lavoro e l’accoglienza che vivono in alcune zone d’Italia gli immigrati

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Oro Rosso
Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo
Stefania Prandi
Settenove Edizioni, ed. 2018
Collana “Lo scellino”
Prezzo 14,00€

Oro Rosso, Stefania Prandi, LettureSconclusionate
Stefania Prandi Fonte: LettureSconclusionate

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