“Il segreto di Bruto”, Raffaele Alliegro – Mai stata nella Roma antica così bene…

BBtivoli, Il segreto di Bruto, LettureSconclusionate

Non è che io non mi sia mai innamorata di un personaggio di un libro in vita mia, Darcy è nel mio cuore da sempre con la sua sconclusionata dichiarazione d’amore ad una Bennet, ma difficilmente, davvero tanto difficilmente, ho provato una certa ammirazione per un uomo, realmente esistito disegnato con i tratti di una narrativa da romanzo e non da saggio, che in maniera così evidente spicca per il suo acume e la sua leadership. Un uomo cui guardare con rispetto, anche se non sempre è facile, e attraverso la cui storia Alliegro ricostruisce la forza, il coraggio, l’etica e la vita di un’intera civiltà ai tempi che precludono ad una nuova alba per la civiltà romana. La storia di oggi è storia vera, passata attraverso il ricordo collettivo, arricchita di miti e leggende e raccontata in una maniera particolarmente scorrevole e che però, nonostante questo, mantiene tutto il suo fascino e la sua attrazione anche quando ti spiega perché l’anello di matrimonio andava sull’anulare di una mano rispetto all’altra. Ecco, se non siete mai stati dei fan della storia di Roma, troppa gente con nomi strani, date che si rincorrono che ‘sti romani non sapevano mai star fermi e chi più ne ha più ne metta, sappiate che non lo sono mai stata anche io, anzi, io manco mi ricordo i sette re di Roma (ecco mo’ l’ho detto, che liberazione!). Però Traquinio il Superbo, dopo questo libro, credo che lo ricorderò finché campo perché è un lavoro talmente coinvolgente da valere la pena di consigliarlo a tutti quelli come me, non perché gli altri non apprezzerebbero, ma non darebbero altrettanta soddisfazione di quella che può regalare chi parte un po’ prevenuto.
Alliegro, sappilo, se vuoi scrivermi le vite degli altri sei re di Roma, io ti leggerò molto volentieri!

Bruto, il protagonista di questa storia non ha solo un segreto nella sua vita qui descritta ma ne colleziona parecchi, sebbene uno di questi sia decisamente pesante. È il nipote di Tarquinio il Superbo, cui lo zio ha ucciso praticamente tutta la famiglia salvando solo lui perché ritenuto un po’ tardo. Bruto, quindi verrà allevato da una fidata serva della madre che lo crescerà con tutti quei principi che uno del suo rango deve avere e conoscere ma sarà anche colei che gli insegnerà a salvarsi ogni giorno la vita, fingendosi sempre quello che gli altri hanno sempre pensato di lui. Andrà quindi a vivere con lo zio al sedicesimo anno d’età e partirà poi per le guerre che lui deciderà di fare con i popoli confinanti con Roma.

Il limite di Tarquinio è la forza di Bruto, il primo è un etrusco, troppo pieno di sé per allevare una stirpe al comando, troppo attaccato al divino da lasciarsi guidare da profezie vacue e mai precise e non tempestivo nel cogliere e comprendere quel che il destino gli ha riservato. Bruto per contro è un romano pratico, semplice e diretto; segue un percorso già scritto, anche se lui non lo sa, un cammino che lo porterà al disvelamento delle sue doti di condottiero e leader, ad innamorarsi di Vitellia e a cercare il favore dello zio in battaglia per raggiungere lo scopo finale: liberare Roma dal dominio etrusco.

Se fosse un film, probabilmente questo libro verrebbe presentato come un giallo atipico in cui il punto di vista della giustizia non sta nell’indagine, ma nella mano dell’assassino. In effetti, come ci si aspetterebbe da ogni resoconto della vita dell’epoca, vivere una vita tranquilla e arrivare alla fine naturale era uno sport davvero estremo per i romani. Questa storia non fa eccezione, il vero mistero sta nelle rivelazioni della sibilla di cui si accenna, ma non abbastanza, e che ti fanno immaginare la donna descrivere anni molto più lontani di quelli di cui si parla una sera in un abbassamento di difese di Bruto poco prima dell’ultima battaglia. Quello che è in suo potere di fare, per il bene superiore della città di Roma, seppur brutale, verrà portato a compimento senza indugio, a testa alta. Bruto è il degno rappresentante di ideali e di quella lealtà che noi non potremo mai più vedere, perché seppure confusa fra mito e realtà, non corrisponde al nostro modo di guardare alla cosa pubblica. Eppure, la narrazione di Alliegro è talmente avvincente che non ti rimane indifferente nessuna delle scelte fatte dai protagonisti di questi fatti, anche se lontane dal nostro modo contemporaneo di affrontare le questioni.

È un lavoro imponente reso in maniera leggera,se così si può dire, una moderna epopea che seguendo il mito che Tito Livio e poi Ovidio spargono attorno alla vita di Lucio Giuno Bruto, riporta in auge un eroe lontano nel tempo, e anche nella memoria, e lo investe delle medesime responsabilità che aveva nel passato, cogliendo l’opportunità di raccontarla alla maniera contemporanea e di usarla come spunto per raccontare di una civiltà che a noi è sempre stata resocontata per compartimenti stagni: letteratura, storia, architettura, storia dell’arte, filosofia, grammatica, matematica. La fusione di tutti questi comparti ci regala uno spaccato della vita, del pensiero, delle abitudini e delle profonde differenze di grandi civiltà come i romani, gli etruschi e, a latere, anche dei greci. Le rovine diventano di nuovo edifici, acquedotti, la sala del senato, le case in cui vediamo muoversi uomini affaccendati nella loro quotidianità, così tanto lontana dalla nostra e curiosa ai nostri occhi. Sentiamo il vociare dei servi, le urla dei venditori del mercato o il fruscio delle tende che nascondono all’occhio e all’orecchio indiscreto le preveggenze, le insurrezioni, le vendette, la liberazione. A volte ci si riesce e a volte no, ma a noi non importa, perché come invisibili fantasmi seguiamo il percorso che ci indica l’autore passando per le strade, correndo per i campi, anche quelli di battaglia; noi vediamo e sentiamo tutto.

Io non so se sono riuscita a regalarvi, anche una minima parte, della bellezza di questo lavoro, che ho cominciato a leggere con la curiosità di una che si domanda che cosa mi si possa dire di più sulla storia romana, a cui io di solito guardo solo per l’architettura e l’arte, e che invece mi sono ritrovata a seguire con passione. Un lavoro singolare e particolare, tratteggiato con maestria e corredato di tutte quelle informazioni atte a capire in che mondo ci si muove, sentito fino all’ultima parola nelle descrizioni dell’ultimo sguardo di Lucrezia, l’invidia dei tre cugini, il dolore di Collatino e l’onore talmente sentito per la “res publica” da mettere a morte perfino i propri figli. Ogni momento è carico di quel patos tanto caro agli antichi, ma reso in una maniera elegante e scorrevole con una scrittura che non cede alla retorica ma che mantiene un ritmo vivace e costante dall’inizio alla fine.

Un lavoro davvero imperdibile.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il segreto di Bruto
Raffaele Alliegro
Edizioni Spartaco, ed. 2018
Collana “Dissensi”
Prezzo 14,00€

Il segreto di Bruto e Oscar, fonte: LettureSconclusionate

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