“Il vicario di Wakerfield”, Oliver Goldsmith – L’ora del tè sotto l’albero…

Basta aprire la prima pagina per tornare prepotentemente nel 1766, nelle campagne inglesi dove gentiluomini e gentil donne sognavano Londra, i balli e buoni matrimoni, nonché di essere al centro, almeno di una nottata, delle invidie e delle cronache mondane. Il mondo dipinto da Oliver Goldsmith si situa a metà, almeno in questo spazio, tra il Tristram Shandy (per la verità l’ultimo volume è stato pubblicato l’anno successivo a quello di Goldsmith!) e le sorelle Bennet. Di Shandy ricorda l’arguzia e la sottigliezza tutta maschilista di quei secoli riguardo i ragionamenti femminili, delle sorelle Bennet, sopratutto quelle più piccole, ricorda la leziosità e le assurde manie per distinguersi dalla massa. Rispetto le traduzioni degli altri due libri questa è decisamente piacevole.

Il parroco, che è protagonista di queste vicende, ha quattro figli maschi e due femmine e l’idilliaco quadro di gioia e tranquillità di una famiglia ben sistemata si guasta subito, come da manuale.
Lui è un fervente sostenitore delle monogamia, se diventi vedovo mai nessuna donna potrà sostituire tua moglie, è un filosofo e sopratutto scrive le sue convinzioni pubblicandole periodicamente. Sua moglie è una riconosciuta donna di casa, la sua cucina è inimitabile, il suo senso del risparmio un po’ meno. 
Il problema sorge quando colui che ha il compito di gestire gli investimenti della famiglia, prende i soldi e scappa; trovatisi nell’indigenza ai nostri eroi, prima molto sereni, tocca trovare una sistemazione molto più economica e una parrocchia che sia più redditizia. Wakerfield, a 70 miglia da lì, sembra la migliore e la famiglia, privata del figlio maggiore mandato in cerca di fortuna a Londra, si organizza e si trasferisce.
Questa è la storia delle avventure in quei luoghi dove la fanno da padrone le chiacchiere vuote di una società dedita all’apparenza più che alla sostanza agli amori segreti e svelati, ad un gioco delle parti che ribalta la situazione quando rischia di stagnare.

Quando ci si avvicina a questo libro bisogna ben tenere presente che Goldsmith era un giornalista e che l’incedere allegro e divertente del libro, potrebbe essere interrotto di contorti discorsi sulle questioni del tempo e, in questo, Fazi puntualmente mette note e riferimenti in modo che si possa andare a cercare indizi. Ma la storia de “Il vicario di Wakerfield” ci permette di dare un’immagine immediata e netta del gusto dell’epoca che mantiene l’ironia sterniana, molto meno sottile ma sempre divertente, facendo un gioco molto interessante: in questo libro le donne sono molto presenti, agiscono di testa loro, commentano, fanno battute e gestiscono intrecci e intrallazzi salvo poi combinare grandi pasticci o essere messe all’angolo da uomini che non si fanno problemi sul genere del loro interlocutore. Risultato? Una lettura prettamente romantica, in cui il sentimento la fa da padrone, che avrebbe ammaliato le signore e divertito i signori ma, al contempo, sembra un po’ una lente di ingrandimento puntata su donne che, quando combinano qualche guaio, ricorrono al salvatore di turno e che, come il Vicario, gli uomini perdonano sempre.

Dall’altro lato anticipa tutta quella battaglia, durata una vita in scritti, articoli giornalistici e riflessioni tipica di Dickens sulla condanna sociale, in maniera, forse del tutto inconsapevole. Il contrasto netto fra chi ha e chi non ha è marcato e accentuato, alla bisogna, con il suo esatto opposto ovvero con le difficoltà di una famiglia che si deve abituare ad uno stile decisamente più inferiore a quello vissuto. Come per la maggior parte dei romanzi dell’epoca, forse anche delle successive, il marchingegno che muove i fili della storia si basa su continue sventure che ora si svolgono davanti ai nostri occhi e a volte devono essere spiegati. D’altro canto Goldsmith non rinuncia a stuzzicare i suoi lettori e ingenuamente, pensando di non esser smascherato, mette qui e li divertissement in sottintesi o sbagli, voluti, nei discorsi che regolano i rapporti fra i tanti personaggi. E, in questo modo di scrittura, il seminare indizi o l’architettura della vicenda per sventure, rimane un romantico e perfettamente in linea con chi lo precede e anche con chi segue.

C’è come detto questa vena giornalistica e filosofica ben presente che esce ogni volta che il vicario si trova ad esprimere il suo pensiero. Sulle prime sembra persino borioso; ma se si guarda attentamente c’è molto di più. C’è una sorta di morale continua che riporta i temi su cui si disquisiva all’epoca come : il matrimonio, l’etica e lo stato, la fedeltà alla corona. Quello che sorprende è che questa morale non è mai un giudizio o una paternale volta a indottrinare il lettore. È invece utilizzata ad arte per riempire gli spazi fra una scena e l’altra che, come succedeva per Shandy, anticipa o segue un cambiamento di luogo o di situazione; è allora che viene data l’opportunità al vicario di parlare. 

Ne esce fuori un libro godibilissimo, da tè con la copertina sulle gambe e il gatto che dorme acciambellato sul puff, sopratutto per la traduzione che rende tutto molto scorrevole, che rispetta il ritmo e che è arricchita, come detto, dalle numerose note, che aiutano non poco – anche se a me hanno fatto venire in mente che dell’epoca potrei leggere decisamente molto di più!-. Nonostante tutti i protagonisti siano, come nel gusto dell’epoca, rappresentati come figurine di porcellana, l’architettura non solo regge, ma ha anche un discreto ritmo, non indulgendo in facili lungaggini. È un po’ come leggere una storia a puntate che però è stata concepita con un unico romanzo e quindi non avviene, come succederà quasi cinquant’anni dopo per Dickens di trovarsi davanti un tomo stile guerra e pace. Questo, si legge in scioltezza con poco e non è lunghissimo. È probabilmente per tutti questi fattori che a me è piaciuto molto e se avete qualcuno che si fregia come lettore di soli classici, questo è un classico della letteratura dell’epoca, quindi un bel regalo di grande effetto!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il vicario di Wakerfield
Oliver Goldsmit
Fazi Editore, ed. 2018

Traduzione a cura di Barbara Bartoletti
Collana “Le strade”
Prezzo 17,00€

Fonte: Fazi Editore

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