“Il segno del male”, James Patterson – Mah…

Lo so, dopo tante letture di un certo stile, arrivo con un thriller commerciale. Ecco, la storia dietro è che sono stata male in queste settimane e quindi giusto una cosa poco impegnativa potevo leggere tra un mal di testa e un altro. “Il segno del male” ha svolto il suo compito come intrattenimento. Già dopo una cinquantina di pagine avevo intuito come sarebbe andato a finire ma ha un buon ritmo anche se, i momenti cruciali tipo le sparatorie, sono come al solito un po’ confusi. Ha quel piglio dei romanzi seriali che vogliono fare la differenza grazie all’introspezione dei personaggi, “introspezione” che, manco a dirlo, rimane superficiale, ma è sempre e comunque un buon romanzo da battaglia.

Alex Cross, stimato investigatore a Washington, sta festeggiando il suo compleanno quando arriva una telefonata inaspettata: è stato ritrovato il cadavere, in pessime condizioni, della nipote che non vedeva da anni. È una conclamata morte violenta e quindi non gli rimane che fare luce sul caso, mentre la sua vita e la sua famiglia sta cercando di gestire il malore di sua nonna che per anni non ha ricoperto solo quel ruolo ma anche quello di madre e di padre -sia di Alex che di suo fratello che morto anni addietro-. Quindi il caso si complica perché la nipote non è quella brava ragazza che sembra, o meglio lo sarà pur stata, ma sembra che, come tanti altri ragazzi della sua età, sia entrata in un giro troppo più grande pericoloso di quanto si aspettasse. Dietro le quinte la Casa Bianca sembra mettere i bastoni fra le ruote alle indagini che cercano di far luce su un unico nome “Zeus”.

Non ho voluto molto bene a questo libro che ho comprato già usato, si vede dalla foto che è un po’ sfuocata, ammetto! Pardonne moi!(LettureSconclusionate)

Ora diciamo che, nonostante abbia letto miliardi di volte i libri della Christie, io non mi ricordo mai l’assassino e devo sempre arrivare alla fine per scoprirlo e mai ho trovato gli indizi giusti. Quindi il fatto che a 50 pagine dall’inizio già avevo un’idea di come finisse da un po’ il senso del mio pensiero in merito a questo libro. Quello che mi piace, invece, è che non ho rilevato castronerie, che al giorno d’oggi infarciscono tutti questi romanzi seriali. Quindi non troverete “cadaveri che sembrano morti” o similari, c’è una buona attenzione in quello che si scrive e il testo fila e mantiene un ritmo costante. Wikipedia riporta 151 titoli, se ho contato bene, di Patterson ed è possibile che ad un certo punto uno abbia un po’ di mancanza di fantasia, ma in questo caso la storia c’è, ha anche un suo mordente, è l’organizzazione delle scene proposte che proprio non va. Il prologo si apre con una ragazza ferita che scappa e che trova aiuto da uno che sta passando in macchina sulla strada sulla quale è sbucata nella sua fuga. Nel capitolo successivo il famoso, per la serie ma non per me, Alex Cross viene interrotto mentre sta festeggiando il suo compleanno per il ritrovamento del cadavere di una ragazza che, nonostante non sia più riconoscibile per lo stato dei suoi resti, hanno stabilito che sia sua nipote.

Io non sono un genio ma l’idea alla fine te la fai e, mano a mano che escono gli indizi che confermano la tua tesi, scema non di poco il voler sapere come vada a finire. Infatti, ho letto un libro di questo scrittore perché Maria, l’amica che mi sopporta e mi accompagna in ogni dove, quando sta male legge spesso e volentieri i suoi libri ultimandoli in un’unica notte insonne. Vuoi per il mal di testa che mi ha assillato per una settimana o vuoi per il fatto che mi sembrava di aver già tutti gli indizi, io ci ho messo credo quattro giorni! James, non te la prendere, ma non ci siamo! Sarebbe bastato mettere il prologo in una parte diversa della storia e sarebbe stato molto meglio. Anzi, guarda, io proprio non lo avrei messo ‘sto prologo, che tanto l’informazione poteva arrivare in modo diverso. Già il fatto di sapere che c’era un corpo maciullato in obitorio di cui si erano scoperte le generalità, bastava e avanzava per dare il la alla storia. E invece no, è bastato questo errore, e una buona storia perde parecchio di valore.

Diverso invece come detto il trattamento del testo, probabilmente Patterson è considerato uno scrittore commerciale ed è tanto letto proprio per la scorrevolezza dei suoi testi che sono davvero piacevoli da leggere. Non ci sono ritmi diversificati, quindi non ha picchi, per questo, come molti dell’ambito preferisce utilizzare scene tipiche dello stile americano, con le sparatorie in mezzo alla strada, inseguimenti e via dicendo. In alcuni casi ti viene da dire “e te pareva che non arrivava nel momento cruciale!”, quando l’investigatore arriva in simultanea con l’indagato che scappa, in altri hai evidente difficoltà a capire chi spara, a che cosa o come s’è ferito. Capisco la necessità di rendere la concitazione e confusione del momento ma l’effetto che lascia è che in America si spara all’impazzata in strada e poi pace, chi s’è salvato s’è salvato e chi no è morto. Quindi l’insieme sembra proprio finto, di plastica.

Non ho molto altro da dire, perchè proprio non credo che ce ne sia. Un lavoro senza infamia e senza lode, uno di quei libri che nel gergo vengono definiti “da ombrellone” che leggi per passare il tempo ma che dopo cinque minuti dalla fine hai già dimenticato. Vorrei dire peccato, ma ho già trovato a chi darlo! A chi? Ma a Maria con la speranza che non lo legga, se leggere Patterson significa che sta male, ma certa che sicuramente lei,che legge una marea di cose, sicuramente lo apprezzerà molto più di me.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il segno del male
James Patterson
TEA, ed. 2015
Traduzione a cura di Annamaria Biavasco e Valentina Guani
Collana “Best tea”
Prezzo 6,90€

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