"Overlove", Alessandra Minervini – La stanza vuota…

Fonte: Victoria Guest “Room 733 by the_dalek_emperor”
Quella di oggi è una storia di momenti sbagliati. Parla di vite che si tangono per i più disparati motivi, che potrebbero raddrizzare la rotta, che potrebbero cambiare. Questa storia parla di quando le opportunità si presentano proprio nel momento sbagliato e la vita sembra non dar pace a nessuno. E così avviene dal primo momento. In una cava di bauxite chiusa, una fila di ragazzi attende pazientemente il concerto di un cantante che riscuote un buon successo. Lui si chiama Carmine, è un uomo che a quanto dicono crea delle fantastiche canzoni. È anche padre Carmine, di una bimba che silente lo segue e lo adora, e marito di una donna che non ama. In fila c’è anche Anna, giovane, bella. Anna non è lì per caso, è vestita con un abito che le ha cucito il padre; è l’abito belle delle occasioni, che stona un po’ con l’ambiente della cava ma è necessario. Quel tessuto traslucido e formale ricorda alla sua pelle quale è il suo obiettivo: mettere fine alla storia con Carmine. Ha bisogno di ricordare che lo fa per se stessa, per la sua famiglia e per quel padre che non c’è più, che l’ha lasciata con il peso di un’eredità fatta di debiti e di paure. Anna deve dedicare se stessa a ritrovare la luce e la serenità saldando i debiti e trovando la sua strada. Ma non può farlo fintanto che correrà qua e là dietro il suo amante.

La storia di Anna e Carmine trova una serie di sinonimi durante tutto l’arco della trama: la madre e il padre di lei, B&B i personaggi surreali provenienti dall’est e venuti in Puglia per investire. Ogni rapporto è unico eppure la costante sembra essere il momento giusto. Carmine viene lasciato e sembra trovare una vita nuova; Anna lascia e da una svolta al suo dramma personale. Ma entrambi ad un certo punto capiscono che non basta la forza di volontà e il meticoloso lavoro di ricostruzione. Manca sempre un tassello, quel pezzo che li rende completi. Eppure, questa storia racconta anche del fatto che tu puoi non essere completo, ma a quello status ti adatti, tiri fuori la forza e a quel punto, quello che sembrava un buco irreparabile, improvvisamente si colma: si riempie di materiale duro che occupa lo spazio e che non è più riparabile o sostituibile. Costituisce una tacca, che si somma ad altre che sono le esperienze e che sono parte integrante di quello che siamo. Siamo ogni giorno diversi, perché le esperienze ci fanno crescere, soprattutto le mancanze sottolinea la Minervini con la sua storia.

E nonostante il mondo ci voglia aiutare, se il destino in quel momento decide che non è quello giusto, c’è poco da fare. A questa parte di storia fanno da sfondo altre: la storia di Carmine che decide di dare una svolta alla sua carriera partendo dall’ordine. La separazione dalla moglie, il rapporto con la figlia, la musica, gli amici. L’uomo che era, scapestrato e concentrato sul suo ego di artista sparisce, per dar posto al professionista, l’organizzato. Ma un taglio così netto evidenzia forza di volontà ma non l’esistenza di una disciplina che modelli il comportamento cambiandolo per sempre: basta un attimo di défaillance e tutto perde significato e valore e torna come prima. Anna, per contro, vive una situazione che sembra una via crucis impostata sulla vita di suo padre. La vita la mette davanti al fatto compiuto: per poter uscire da quel mondo di oscurità e vergogna dovrà rimborsare e incontrare le persone che hanno aiutato, consapevolmente o no, suo padre nella sua discesa verso una fine già scritta. Dovrà rivivere situazioni spiacevoli di quando lo accompagnava e rivivere ogni passo, concessione fatta che avrebbe creato l’ennesimo muro di solitudine. 
I calli nel cuore Anna non sono quelli di Carmine, non vengono da una mancanza ma da una somma di presenze. Lei scopre la forza che la aiuta a chiudere con il passato lui quella che lo aiuta a vivere il futuro. Due forze che si ricordano ma che non potranno mai più incontrarsi.

È un lavoro complesso quello di Alessandra Minervini che sceglie per questa storia uno stile narrativo ricercato ma mai complicato. Il vocabolo non serve solo a descrivere, la parola deve essere emozione o mancanza della stessa; rinuncia alla descrizione, all’abbellimento in favore di uno stile che ricordi quella prima immagine, semplice, spoglia: la cava di bauxite abbandonata. Il silenzio, l’acqua ferma, l’eco delle gocce di umidità e dei passi lontani. È come una stanza vuota che ogni volta riempie di riferimenti e oggetti che servono per descrivere quel momento; la stanza però non si può ingrandire o rimpicciolire e quindi bisogna ottimizzare quello che si racconta per rendere l’immagine o il momento senza tralasciare nulla. Nella stessa stanza sono inquadrati tutti i personaggi che trovano il loro io costruito al negativo visto che alla fin fine conosceremo più Carmine e Anna per le loro paure, remore, esperienze che fisicamente. È una storia che si muove su un ciglio pericoloso: ambientata in Puglia avrebbe, sui presupposti sin qui descritti, un aura nera e austera e, invece, rispecchia tutti i colori e la luce di quel mondo e delle strade di quei paesi. La Puglia è rappresentata con tutta la sua magnificenza delle sue strade contornate da palazzi antichi e bianchi che ricordano la vicinanza del mare, i silenzi delle piazze all’ora del riposo, le note di una musica che nasce da tempi antichi e si trasmette nel DNA di chi è cresciuto lì e, infine, nella continua ricerca di quell’amore che divida con noi quel cammino che è la vita. Non trovare, in fondo, non significa non cercare più.

Un libro davvero interessante, non solo per la storia, ma per l’impostazione e la struttura. Lo so che ve lo state chiedendo: “Ma, scusa, perché “Overlove”?”… quello lo dovete scoprire da soli, mica vi posso dire tutto io!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Overlove
Alessandra Minervini
Liberaria Edizioni, ed. 2016
Collana “Penne”
Prezzo 12,00€


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